La Amnistía e las Multitudes di Juan Genovés e la maratona di Valencia

Algo une estas dos imágenes. 

A parte de que Valencia es la ciudad del grande pintor Juan Genovés, creo que el maestro podría explicar el sentido antropológico de esta manifestación, que bien puede expresar, más allá del paralelismo óptico de estas imágenes, su idea de Multitud que se escapa o se mueve hacia algo, buscando aquel “Abrazo” que ya no es para España sino para todo el mundo, que necesita más que nunca una “Amnistía”. Aquella señora de la derecha que abrazaba el vacío o más bien el futuro, (como explica el mismo autor en una reciente entrevista en la RNE) podría estar allí corriendo. Podría ser uno de los refugiados de las olimpíadas. El futuro llegó. Pero necesitamos que continúe, en todo el mundo.

Qualcosa unisce queste due immagini. A parte il fatto che Valencia è la città del grande pittore Juan Genovés, credo che il maestro ci potrebbe spiegare il significato antropologico di questa manifestazione, che può ben esprimere al di là del paragone ottico delle due immagini, la sua idea di Multitudine ( che non esclude ma esalta il valore del singolo) che fugge o si muove verso qualcosa, cercando quell’Abbraccio che non è già più per la sua Spagna (divisa all’epoca della creazione del cuadro/manifesto, dal regime franchista) bensì per tutto il mondo, che ha bisogno più che mai di una “amnistia”. Quella signora sulla destra che abbracciava il vuoto, il futuro (come spiega lo stesso autore in un’intervista) potrebbe essere uno di quei maratoneti. O uno dei rifugiati che abbiamo visto gareggiare alle olimpiadi. Quel futuro è arrivato, ma abbiamo bisogno che si perpetui.

Incontri

Brunello o Tocai? 
E ti ritrovi una sera di fine inverno a parlare con amici fuori dalla bottega d’arte dopo una sessione picassiana che scatena l’immaginario di chi ci incrocia per caso ancora con i nostri lavori in mano. Dissertando di cultura, iniziative, voglia di rinnovamento… È un paese di provincia non diverso da molti altri: ma quella sera alcuni discorsi ed un buffo incontro richiamano alla mia mente di quasi astemia, il vino!

C’è un cittadino che di Brunello…. di Montalcino se ne deve intendere, dato che pare notoriamente deciso ad ottemperare l’incarico di cui dev’essersi sentito investito fin dalla nascita dal nobile nome di casata impostogli dal destino, di assaporare diligentemente ad ogni occasione propizia, il frutto della vite e del lavoro dell’uomo.

Un paese apparentemente insignificante dicevo, da cui possono però emergere inaspettati strani personaggi, “un fià Tocài”, laddove l’espressione veneta ben rappresenta ciò che lo stesso nettare appena citato può aver compiuto sulle menti di chi senz’ombra di dubbio qualche “ombra” di troppo deve averla bevuta! Ed ecco un tal Cantastorie che, fermatosi davanti alla bottega attratto forse più dal nostro parlottare che dai disegni che ci invita a mostrargli con inaspettato interesse, inizia un lungo e stralunato racconto che a tratti vuol esser saggio ma appare invece piuttosto alcolico…

Ma a che serve girare il mondo, mi dico, in fondo!! Personaggi così ce lo fanno conoscere in pochi e ingarbugliati discorsi onirici mescolando realtà passata e saggezza senile, condite di ricordi e ricami fiabeschi con “qualche goccia” di buon vino il cui aroma rancidito ancora esala dalla bocca ricca di sproloqui e certezze garantite in un Amèn.

 
Chi era con me si riconoscerà in questo racconto e sorriderà e chi vive nel mio comune immaginerà a quali personaggi mi riferisco. Agli altri posso solo ispirare la voglia di guardarsi intorno e capire che c’è un mondo intero dietro ad ogni angolo. 

NON SIATE POLLI!   Meglio l’uovo (di terra) o la gallina (dalle uova d’oro) ? 

No, ma dico, d’accordo che ho un’attenzione quasi maniacale per gli acquisti, e che passo ore nei supermercati a scartare prodotti in base agli ingredienti di cui sono fatti, nel tentativo di portare a casa il meno peggio di ciò che l’industria alimentare ci offre, ma… questa sembra una barzelletta! O piuttosto una presa in giro per acquirenti poco scrupolosi, distratti o semplicemente frettolosi.

E parliamo ancora di maionese (ebbé, ne sono golosa) ma anche di uova da galline allevate a terra (che poi chi ha detto che sono meglio….mica sono ruspanti, felici, libere e nutrite in modo naturale) e di galline dalle uova d’oro, che altro non sono che quei prodotti che arricchiscono le tasche di chi li immette sul mercato con dichiarazioni mendaci.

Eccola qui una bella etichetta che richiama la mia attenzione, nello stupore, su un prodotto mai considerato prima…


Wow! Come ho fatto prima d’ora a non accorgermi che esistesse una maionese così speciale, fatta SOLO con ingredienti DELLA MIGLIORE QUALITÀ’?!! Ma Barbara! Mi stupisci!!

Presa al volo!!!! Anzi, due vasetti nel carrello, non sia mai che poi non la ritrovo!

Eh, già, lo sapete, se mi seguite, che ci cado spesso col cucchiaio in quel vasetto… Come avrei potuto resistere ad un simile richiamo? 

Ma poi… Per fortuna… La mia curiosa attenzione ai dettagli non ha saputo farsi da parte nemmeno stavolta, e così….. Voilà! GIRATO IL VASETTO, SCOPERTO IL TRUCCHETTO! 


68% DI OLIO DI COLZA????????

Senza contare il resto, sarebbe questa la migliore qualità? 

La peggiore maionese in confronto alle altre diffuse sugli scaffali!!!

Ecco cari amici, meglio riprendere in mano la ricetta super veloce che vi ho dato tempo fa, e arrendersi all’idea che nei prodotti industriali di grande diffusione, specie se non troppo cari o largamente pubblicizzati, tutto possiamo trovare tranne la migliore qualità! 

Occhi aperti!!! 

Non facciamoci trattare da “POLLI”! 

Piccolo fiore

 

Piccolo fiore

Silenziosa presenza

Quando chiudi in un bocciolo

La tua essenza.

 

Riservati i tuoi pensieri tieni

Di un’età che è tutto un mondo in divenire

Corrono veloci senza freni

E ti faran soffrire o divertire.

 

Ed ecco il sole a farti aprire la corolla

La gioia esplode incontrollata

E tu ti muovi da sembrar sopra una molla!

Mi giro e tu di colpo sei volata:

Ad inseguire un altro sogno sei andata.

 

Poi d’improvviso arriva il temporale

A far cambiare umore in un secondo

E tutto sembra proprio non andare

Ma è solo la tua età ch’è un girotondo.

 

Mi baci o mi allontani,

Mi cerchi o mi rifiuti,

Ed io che tendo sempre le mie mani

Mi trovo a non capire perché muti.

 

Ma questa è la bellezza di quel fiore

Al quale le mie cure ho dedicato:

Il germe vive in lui di tanto amore

Le spine vuol mostrar ma è delicato.

 

Sorridi dolce piccolo mio fiore

La vita a te si apre e sarà un dono.

Sorvola sulle rabbie e sul rancore

E abbraccia tutto il mondo nel perdono.

 

La bimba ch’eri ieri e già non sei

Fa spazio a quella donna che sarai

E i petali che perderai via via

Saranno dell’amore la tua scia.

Vittoria

Il vero perdente è colui che non sa perdere

Chi sa perdere, chi sa accettare una sconfitta, sarà sempre un vincitore.

Perché saprà rialzarsi più forte di prima. Saprà che il limite non gli è imposto da altri, ma da se stesso. E allora lotterà per vincere avendo fatto tesoro della sconfitta.

Questo ho detto ai miei figli, ad un caro amico, e lo dico a chiunque di voi cerchi di ingannare se stesso pensando di non farcela, di non avere più forze, di voler lasciar perdere, di non valere abbastanza.

Credete in voi stessi, imparate a perdere, ma non rassegnatevi. Alzatevi più forti di prima. E correte felici verso un nuovo traguardo. 

Buonanotte

Il sonno a confondere i pensieri

La mente in una nebbia e girotondi di parole

E ciò che è vero e ciò che è sogno

E quel che è stato e quel che viene

Nulla più ha un suo confine

Non dà spazio alla ragione

Questo abisso vorticoso

Scioglie il tempo e le emozioni

Ed è già l’inconscio ardito

Che ora naviga in chi è assopito